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2005-10-24晚邮报

因扎吉,进球如解脱 我的磨难,我的呐喊

中文译文

米兰——重生。向世界呐喊自己依然活着。彻底失控。冲出五十米奔向替补席。拥抱主教练,亲吻他。随后与队友庆祝,接着与整个球场欢庆,最后或许与自己的人生共舞。 皮波重拾进球感觉,有人曾对此存疑吗?他自己肯定没有。事后,很久之后,试图描述那个让你重获新生的至高时刻,尝试完成那项不可能的壮举——将它定格,永远封存,至少试一试:“我看到扬库洛夫斯基起脚传中。我看到博博冲向近门柱。 我看到格罗索有些犹豫。我决定去抢远门柱,博博已经在那边了:禁区内必须时刻敢于冒险。球飞到了那里,离我只有两三米。我甚至不知道自己是怎么做到的,因为腿抽筋已经有一阵子了,但我还是扑了过去,用头顶到了球。然后我看到球进了…… “之后我就什么都不知道了,完全失控了……”皮波·因扎吉这粒进球的重要性,远不止于它是一记决定性的进球,让米兰以2-1击败了巴勒莫。 这首先是一个“幸存者”的进球,一个在许多人看来再也无法恢复到从前的球员,一个距离上一次联赛进球已近二十个月(2004年3月7日对阵桑普多利亚),距离上一次欧冠进球已近一年(2004年9月29日对阵凯尔特人)的球员。 这两个进球都源于痛苦,因为皮波已经忍受了近两年的伤痛——自那年九月的一天起,他的伤病便接踵而至:在佩鲁贾对阵米兰的比赛中与卡拉茨相撞,导致颈部严重挫伤。随后,他的膝盖、脚踝乃至整个左腿都接连出现问题。 2004年5月,他仓促接受了脚踝手术,但收效甚微。疼痛挥之不去,情绪低落,米兰医疗团队与球员之间经历了漫长的误解期。就这样过了两年,队友们训练、比赛、获胜,而你却只能站在一旁看着,甚至无法连续两次不带疼痛地参加训练。 后来呢?“后来我去了安特卫普重建肌肉。独自训练了两个月,渐渐感觉到身体在回应,疼痛正在消退。一个月前我还在安特卫普,当时能上场踢球就已经很满足了。谁能想到会经历这样的一天呢?”确实是特别的一天:“这让我觉得一切都值得。 我受过伤,缺席的时间很长,很艰难。我的力量来自信心,相信自己能做到,能回到这里并保持这个水平:很多人都不相信这是可能的。 我拥抱并亲吻了安切洛蒂,是的,因为他一直是最相信我的人之一,包括今天:他本可以换下吉拉迪诺而换上我,但他却让我留在场上,尽管我已经一年没踢过整场比赛了。 不,我的双腿还撑不了90分钟,确实做不到,但这氛围太不可思议了,球迷们给了我一种你们无法想象的力量。」他还特意献上了一段感人的致谢:「献给维埃里和吉拉迪诺,他们是两位出色的队友,也是我的朋友,和其他人一样,他们也感同身受地体会到了我的这段煎熬。 赛前波波对我说:‘如果你进球了,就来替补席上拥抱我。’我告诉他我早就这么打算了,因为我们之间的关系就是这样。现在让我去休息吧,我需要休息。” 无法向维埃里和吉拉迪诺寻求评论:在因扎吉到来之前,他们已经撅着嘴逃离了球场。 他们似乎并不太热衷于参加这位队友的庆功宴,也许是在想着自己迟迟未进的球:吉拉尔迪诺一言不发地溜走了,波波则带着讽刺的语气,指着在更衣室迟迟未出的因扎吉说道:“今天你们去跟你们那位朋友聊聊吧:他确实是在为你们打扮自己呢。” 唉。还是去问问卡洛·安切洛蒂吧,他正满怀憧憬:“让我们把今天献给因扎吉,他值得。皮波能进世界杯吗?我祝他能。此刻他斗志昂扬,只要保持这种状态,他什么都能做到。”

Italiano 原文

Inzaghi, gol come liberazione Il mio calvario, il mio urlo

MILANO - Rinascere. Urlare al mondo che si è ancora vivi. Andar fuori di testa. Correre per cinquanta metri verso la panchina. Abbracciare il mister, baciarlo. Poi la festa coi compagni, poi con lo stadio intero, poi forse con la propria vita. Pippo torna al gol, qualcuno aveva dubbi? Lui, no di sicuro. Dopo, molto tempo dopo, cercare di raccontare quell' attimo sublime che ti ha rimesso al mondo, tentare l' impresa impossibile di fermarlo, di cristallizzarlo per sempre, provarci almeno: «Ho visto Jankulovski che caricava il cross. Ho visto Bobo che andava sul primo palo. Ho visto Grosso che esitava. Ho deciso di prendermi il secondo palo, Bobo era già sull' altro: bisogna rischiare sempre, in area. La palla è arrivata lì, davanti a me di un paio di metri. Non so neanche come ho fatto, perché avevo i crampi da un pezzo, ma mi sono tuffato, l' ho colpita di testa. Poi l' ho vista dentro... Poi non ho capito più niente, ho perso la testa...». L' importanza del gol di Pippo Inzaghi va oltre la semplice constatazione che si tratta di una rete decisiva, che consente al Milan di battere il Palermo 2-1. E' soprattutto il gol di un sopravvissuto, uno che per molti non sarebbe tornato mai più come prima, uno che aveva segnato l' ultimo gol in campionato quasi venti mesi fa (7 marzo 2004 alla Samp) e l' ultimo in Champions il 29 settembre 2004 (al Celtic). Tutti e due erano gol che uscivano dal dolore, perché Pippo soffre da quasi due anni, da quando un giorno di settembre iniziò la sua serie di incidenti: scontro con Kalac in un Perugia-Milan, una fortissima contusione al collo. In seguito i guai a un ginocchio, a una caviglia, a tutta la gamba sinistra. Un' operazione affrettata alla caviglia, nel maggio 2004, che risolve poco. Il dolore che non passa, i malumori, lo staff medico del Milan e il giocatore che vivono lunghi mesi di incomprensioni. Due anni così, gli altri che si allenano e giocano e vincono e tu lì, a guardare, a non riuscire neanche ad allenarti per due volte di seguito senza provare dolore. E poi? «Poi sono andato ad Anversa a ricostruirmi la muscolatura. Due mesi ad allenarmi, da solo, e pian piano sentire che il corpo risponde. Che il dolore si allontana. Un mese fa stavo ancora ad Anversa, ero già contento di poter giocare e basta. Chi avrebbe mai pensato di vivere una giornata simile?». Una giornata speciale, appunto: «Mi ripaga di tutto. Ho sofferto, l' assenza è stata lunga, dura. La mia forza è stata la fiducia, il credere di potercela fare, di poter tornare qui e a questi livelli: molti non lo credevano possibile. Ho abbracciato e baciato Ancelotti, sì, perché lui è stato tra quelli che più hanno creduto in me, anche oggi: poteva sostituire me anziché Gilardino, invece mi ha lasciato in campo anche se non giocavo una partita intera da un anno. No, non ce li ho i 90' nelle gambe, non potrei, ma questo ambiente è incredibile, i tifosi mi hanno dato una forza che non potete capire». C' è spazio anche per una dedica altruistica: «A Vieri e Gilardino, sono due compagni di squadra eccezionali e due amici, anche loro come gli altri si sono immedesimati nel mio calvario. Prima della partita Bobo mi ha detto: "Se segni, vieni ad abbracciarmi in panchina". Io gli ho detto che ci avevo già pensato, perché il rapporto tra noi è questo. Adesso fatemi andare a riposare, ne ho bisogno». A Vieri e Gilardino non è stato possibile chiedere commenti: prima che arrivasse Inzaghi erano scappati via dallo stadio col broncio. Non sembravano così partecipi della festa del compagno, forse pensavano ai loro, di gol, che non arrivano: Gila era fuggito senza parlare, Bobo aveva buttato lì ironico, riferendosi a Inzaghi che tardava nello spogliatoio: «Parlate col vostro amico, oggi: infatti si sta facendo bello per voi». Mah. Meglio andare su Carlo Ancelotti, che sogna: «Dedichiamo questa giornata a Inzaghi, se la merita. Pippo ai Mondiali? Glielo auguro. In questo momento è molto motivato e quando sta così è capace di tutto».