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2002-09-08共和报

关键在于获胜 但现在焦点转向维埃里

中文译文

巴库——我们赢了,别太较真。卡纳瓦罗呼吁大家不要太挑剔。“自从我入选国家队以来,这已经有一段时间了,说实话,我从未见过这支球队踢出过太精彩的比赛:我们力求务实,谁知道我们是否还能看到那种场面,”队长说道。 尽管内斯塔并不完全认同:“我不会就此认输,我始终期待能取得更令人信服的胜利。”托马西则抓住了当晚的实质:这对主教练尤为重要:“经历了世界杯上的那一切,我们应该对比赛结果感到满意。” 在这座社会主义风格的体育场里——这座位于老巴库城墙外的醒目苏联纪念碑,这座城市既带点土耳其风情,又有些阿拉伯和波斯气息——唯独缺少了些许日本元素:特拉帕托尼并未填补这一空白,他比在世界杯时要平静得多。 “幸好没必要那样做。而且我一直很注意不把额外的紧张情绪传递给球队:小伙子们已经承受了太多压力,我从未见过他们如此紧张。”目击者描述道,在巴赫拉莫夫体育场的更衣室里,寂静得近乎不真实,而场外两万五千名阿塞拜疆球迷却已蓄势待发。 扑灭这把“烈火”的并非主教练:这场胜利仅仅让他能在接下来的一个月里过得更加从容,直到10月对阵南斯拉夫(12日,那不勒斯)和威尔士(16日,卡迪夫)的两场比赛——届时他的命运将在此定夺。 “我们踢得并不好,但球队需要做出反应,需要展现出韧性,而这一切都做到了。胜利是当务之急:尽管过程并不完美,但我们拿下了。威尔士也战胜了芬兰,在欧洲预选赛开局阶段,绝不能接受平局。” 对战术调整的满意——最明智的调整是将托马西移至右路——让特拉帕托尼略感自豪:“也许在世界杯上有人没注意到,但对阵韩国时缺少了卡纳瓦罗和内斯塔:这并非贬低马尔蒂尼和尤利亚诺,但他们才是我们防线的支柱。” 即便德尔·皮耶罗在2-1的制胜任意球中建功,他作为前腰的表现也未尽如人意。特拉帕托尼暗示,在这支国家队中,托蒂的角色依然最为重要。“德尔·皮耶罗表现稳定,皮尔洛在比赛尾声也展现出了不俗的统治力。但托蒂,当然,我还在等他。 我期待他能康复,也期待另外两三位队友能康复。”因此,在老生常谈的话题再次被提起之前,主教练先厘清了队内层级。况且德尔·皮耶罗本人——他在赛前特意选择了世界杯时穿过的7号球衣,而非这次由维埃里身穿的10号——在谈及这一话题时也并未表现出特别的热情: “我虽是二前锋,但这并不意味着我无法适应这个新位置,也不意味着我在那个区域不适应:在尤文图斯,我的导师可是齐达内。”但实际上,德尔·皮耶罗并非一直担任前腰,正如因肋部撞伤离场的迪比亚吉奥所澄清的:“有时我们的阵型确实是4-3-3。” 因此,这一尝试恐怕难以延续,而维埃里因轻微伤势离场,又引发了新的疑虑:对他来说,大腿肌肉的拉伤是一个警讯,国际米兰的医疗团队今天将评估其严重程度:鉴于以往的先例,人们依然感到担忧。 若有人质疑这位中锋在没有世界杯赛事时为国家队的投入,托马西替所有人作答:“根本不存在所谓的维埃里问题。事实是,所有人都了解他,并对他严加盯防,即便在阿塞拜疆也是如此。必须明白,如此窒息般的盯防对前锋的表现会产生多大影响。” 因扎吉补充道,维埃里实际上仍在像世界杯时那样牺牲自己:“我们中的许多人都是忍着伤痛上场的,正是因为我们珍视这件蓝衣。”但国家队实际上仍处于悬而未决的状态:一个月后,萨维切维奇率领的南斯拉夫队将揭晓真相。

本报特派记者恩里科·库罗

Italiano 原文

L' importante era vincere Ma ora il rebus diventa Vieri

BAKU - Abbiamo vinto, non sottilizzate. Cannavaro invita a non fare troppo gli snob. «Da quando gioco in nazionale, e ormai è parecchio, sinceramente non ho mai visto questa squadra dare troppo spettacolo: cerchiamo di essere concreti, chissà se lo vedremo mai», dice il capitano. Anche se Nesta non è del tutto d' accordo: «Io non mi rassegno, spero sempre in qualche vittoria più convincente». Tommasi coglie il senso della serata: contava soprattutto per il ct: «Bisogna essere soddisfatti di com' è andata, dopo quello che è successo al Mondiale». Nello stadio di stile socialista, vistoso monumento sovietico fuori dalle mura della vecchia Baku, città un po' turca, un po' araba e un po' persiana, mancava giusto qualcosa di giapponese: Trapattoni non ha colmato la lacuna, agitandosi molto meno che al Mondiale. «Non ce n' è stato bisogno, per fortuna. E comunque sono stato attento a non trasmettere altra tensione alla squadra: già i ragazzi ne avevano parecchia, non li avevo mai visti così». Raccontano i testimoni che, negli spogliatoi dello stadio Bakhramov, il silenzio fosse quasi irreale, mentre venticinquemila azeri, fuori, erano pronti a infiammarsi. Il fachiro, che ha spento il fuoco, non è stato il ct: la vittoria gli permetterà semplicemente di vivere in maniera più serena il mese che lo separa dalle due partite di ottobre, contro la Jugoslavia (a Napoli, il 12) e il Galles (a Cardiff, il 16), nelle quali comunque si deciderà il suo destino. «Non abbiamo giocato bene, ma c' era bisogno di una reazione, di una prova di carattere e questa è arrivata. La vittoria era la prima necessità: prendiamola, anche se non l' abbiamo ottenuta cantando e suonando il violino. Anche il Galles ha battuto la Finlandia, era essenziale non cominciare le qualificazioni europee con un pareggio». La soddisfazione per le felici correzioni tattiche - la più azzeccata è stata lo spostamento di Tommasi a destra - consente a Trapattoni una punta di orgoglio: «Forse al Mondiale qualcuno non se n' è accorto, ma con la Corea mancavano Cannavaro e Nesta: senza nulla togliere a Maldini e Iuliano, sono i pilastri della nostra difesa». Il fachiro non è stato neppure Del Piero trequartista, nonostante il gol sulla punizione del 2-1. Trapattoni, implicitamente, ha confermato che in questa nazionale il ruolo più importante resta quello di Totti. «Del Piero ha giocato con continuità e Pirlo, nel finale, ha esordito con una buina autorevolezza. Ma Totti, certo, io lo aspetto. Spero nel suo recupero, come in quello di altri due o tre suoi compagni». Prima che riprenda il tormentone, dunque, il ct chiarisce le gerarchie e del resto lo stesso Del Piero, che alla vigilia ha significativamente preferito il numero 7 del Mondiale al 10, indossato stavolta da Vieri, non è che si entusiasmi particolarmente, parlando dell' argomento: «Il fatto che io sia una seconda punta non significa che non mi possa adattare a quest' altra posizione e che non mi trovi bene in quella zona: alla Juve, come maestro, ho avuto un certo Zidane». Ma Del Piero, in realtà, non ha fatto proprio sempre il trequartista, come chiarisce Di Biagio, uscito per una botta al costato: «A volte il nostro era un vero 4-3-3». L' esperimento, dunque, difficilmente proseguirà, mentre si affacciano nuovi dubbi su Vieri, che ha lasciato il campo per un lieve infortunio: il risentimento a un muscolo della coscia, nel suo caso, è un segnale d' allarme e i medici dell' Inter ne valuteranno oggi la gravità: l' apprensione resta, visti i precedenti. E se si mette in dubbio l' impegno del centravanti in nazionale, quando non ci sono partite mondiali da giocare, Tommasi risponde per tutti: «Non esiste alcun caso Vieri. La verità è che tutti lo conoscono e lo marcano con grande attenzione, perfino in Azerbaigian. Bisogna saper valutare quanto incide sulla prestazione di un attaccante una marcatura così asfissiante». Inzaghi aggiunge che Vieri, in realtà, si sta sacrificando ancora, come al Mondiale: «Molti di noi scendono in campo nascondendo i dolori, proprio perché tengono alla maglia azzurra». Ma la nazionale, in realtà, resta nel limbo: la verità la dirà, tra un mese, la Jugoslavia di Savicevic.

DAL NOSTRO INVIATO ENRICO CURRO'