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2002-06-01共和报

维埃里的执念:只为进球

中文译文

恩里科·库罗 仙台——特拉帕托尼表示,托蒂将点亮这支球队,尽管他目前状态并不理想。 关于德尔·皮耶罗和蒙特拉,人们说他们很乐意点亮这盏明灯,尽管他们只能坐在替补席上,期待主教练的召唤。维埃里却一言不发,这令人好奇,因为如果真有人能照亮这支国家队,那非他莫属——他是锋线唯一的定海神针:意大利就像一颗围绕维埃里旋转的行星。 然而面对几乎所有尖锐的问题,他总是皱着眉头,带着一丝微笑回答:“我才不在乎呢。”他反复这么说,谁知道这究竟是真正的狂妄,还是也带有一丝羞怯。 他完全不在乎阵型里有没有前腰,不在乎托蒂与蒙特拉之间的争论,不在乎是和好友因扎吉并肩作战,还是与托蒂、蒙特拉或德尔·皮耶罗搭档,不在乎集训的无聊,不在乎禁欲的规定,不在乎因国米丢掉意甲冠军而产生的愤怒,也不在乎那让门将和前锋都头疼的Fevernova足球。 这当然不是真的,但确实如此,他现在脑海中只有一件事:世界杯。“我迫不及待想开赛了,我们受够了光是训练的日子。”维埃里已经等待了四年,这并非寻常的四年,期间经历了轰动一时的转会和严重的伤病。“我成熟了,受了不少伤。但我依然是以前的那个我。 “身体上我不知道自己是否还像98年法国世界杯时那样,这得走着瞧。”事实上,这正是唯一的未知数,因为当维埃里状态正佳时,他能以最简单的方式单枪匹马赢得比赛:进球。在法国世界杯前来到科韦尔恰诺集训时,他不过是马德里竞技的一名前锋。 当他在对阵智利、喀麦隆、奥地利和挪威的比赛中攻入5球后归来时,他已成为意大利最强的球员。在马德里竞技,他遇到了萨基,但很快便与他分道扬镳,转投拉齐奥:就在昨天,他也不忘对这位他可能最不欣赏的主教练暗讽几句。 “特拉帕托尼是我喜欢的教练:他懂得开玩笑,能化解所有紧张气氛,提振我们的士气,最重要的是不会用战术阵型把我们的脑袋塞得满满当当——反正那些都是没用的。”正因如此,也仅因如此,关于442阵型的讨论让他感到厌烦。 “对我来说什么都行:我从未说过我更喜欢因扎吉,而不是德尔·皮耶罗和蒙特拉。我也不想说有托蒂在身边是种优势:在法国世界杯上我有巴乔,可不是随便什么人。如果有这种类型的球员,很好。如果没有,我照样能应付。再说,反正特拉帕托尼想怎么做就怎么做。” 实际上,是他逐渐学会在公众场合展现的外交手腕,促使他在言论上保持谨慎:若说自己不喜欢担任单箭头,听起来就像是在攻击主教练;若选择好友因扎吉,在仙台的酒店里,有些队友就会开始用异样的眼光看他;若解释托蒂有多么出色,又会显得自己在贬低自己。 因此,最好假装一切都很正常,并不妨回想一下,四年前的首场比赛也是对阵南美国家队,当时马尔蒂尼领衔的意大利队险些输给萨拉斯和萨莫拉诺领衔的智利队:“我不明白怎么会有人低估厄瓜多尔,这简直是疯了。 如果我们以为这很轻松,那就要吃大亏了。到时候,我们再怎么后悔都来不及。”对维埃里来说,这届世界杯是他职业生涯中最重要的事,虽然他没说出口,但这点大家心知肚明。 “友谊赛无关紧要,”他常这么说。自1998年以来,伤病从未片刻放过他,他在国家队的出场次数寥寥无几:仅11场比赛,其中几场只是零星出场,未留下令人难忘的痕迹。他仅打入3球,最后一球甚至要追溯到1999年9月8日意大利对阵丹麦的比赛。 但真正重要的是世界杯,无论是在亚洲还是其他地方举行:“日本人很友善、很亲切”,但对蓝衣军团来说,迄今为止,日本主要就是球场、乒乓球和台球比赛,或是DVD电影,顶多就是皇家公园酒店的花园和人工湖。 其余的都是哲学:“蒙特拉对托蒂的话感到不快?我不知道,而且那是他自己的事。厄瓜多尔主帅谈论自由性爱?我们不谈,我们晚上10点就睡觉了。 意甲冠军?已经过去一个月了,我们国米人已经消化了这个打击。那个球?不光是我们用:如果它很烂,对谁都一样烂。”总之,他根本不在乎:从后天开始,这位意大利中锋只想着进球。

本报特派记者恩里科·库罗

Italiano 原文

L'idea fissa di Vieri: Solo gol

enrico currò SENDAI - Trapattoni dice che la luce l' accenderà Totti, anche se non sta benissimo. Del Piero e Montella dicono che l' accenderebbero volentieri loro, anche se staranno seduti in panchina a sperare in un cenno del ct. Vieri invece non dice nulla ed è curioso, perché se c' è uno in grado di illuminare questa nazionale è proprio lui, il solo punto fermo dell' attacco: l' Italia è un pianeta che ruota attorno a Vieri. Eppure a quasi tutte le domande insidiose lui risponde aggrottando le sopracciglia e con un mezzo sorriso: «Non me ne importa niente», ripete e chissà se è davvero spavalderia oppure anche un po' timidezza. Non gliene importa nulla del modulo col trequartista o senza, della polemica TottiMontella, di giocare col suo amico Inzaghi al fianco o Totti o Montella o Del Piero, della noia del ritiro, del sesso vietato, della rabbia per lo scudetto gettato via dall' Inter, del pallone Fevernova che fa arrabbiare portieri e attaccanti. Ovviamente non è vero, ma è vero, questo sì, che lui adesso ha in testa una sola cosa: il Mondiale. «Non vedo l' ora che cominci, non ne possiamo più di allenarci e basta». Vieri aspetta da quattro anni e non sono stati anni qualunque, spesi fra trasferimenti clamorosi e infortuni pesanti. «Io sono maturato, ho preso tante botte. Però rimango lo stesso di prima. Fisicamente non so se sono quello di Francia ' 98, lo scoprirò strada facendo» e in effetti è questa l' unica incognita, perché, quando sta bene, Vieri le partite può vincerle da solo nel modo più semplice: segnando. Quando si presentò a Coverciano, prima del Mondiale di Francia, era semplicemente il centravanti dell' Atletico Madrid. Quando tornò, dopo i 5 gol a Cile, Camerun, Austria e Norvegia, era il più forte giocatore italiano. All' Atletico trovò Sacchi, ma divorziò subito da lui, per andare alla Lazio: anche ieri non ha risparmiato una frecciata indiretta all' allenatore che, probabilmente, ha amato di meno. «Trapattoni è un ct che mi piace: sa scherzare, sdrammatizza tutto, ci tiene su di morale e soprattutto non ci imbottisce la testa con gli schemi: tanto sono inutili». Per questo, ma solo per questo, i discorsi sul 442 lo annoiano. «A me va bene tutto: non ho mai detto che preferisco Inzaghi a Del Piero e Montella. E non voglio dire che avere accanto Totti sia un vantaggio: al Mondiale di Francia avevo Baggio, mica uno qualunque. Se ci sono giocatori di questo tipo, bene. Se non ci sono, mi arrangio lo stesso. Poi, tanto, Trapattoni fa come pare a lui». In realtà è la diplomazia, che nel tempo ha imparato a esibire in pubblico, a consigliargli prudenza nelle esternazioni: se dicesse che non gli piace essere l' unica punta, suonerebbe come un attacco al ct; se scegliesse il suo amico Inzaghi, nell' albergo di Sendai qualche compagno inizierebbe a guardarlo storto; se spiegasse che Totti è eccezionale, sminuirebbe se stesso. Meglio far finta che sia tutto molto normale, quindi, e ricordare semmai che anche quattro anni fa la prima partita fu con una nazionale sudamericana e che l' Italia di Maldini rischiò di perdere col Cile di Salas e Zamorano: «Non capisco come si possa sottovalutare l' Ecuador, è una follia. Se crediamo che sia facile, prendiamo una batosta. Poi, possiamo pentircene quanto vogliamo, ma rischia di essere troppo tardi». Per Vieri questo Mondiale è la cosa più importante della carriera e anche questo non lo dice, ma si capisce benissimo. «Le amichevoli non hanno importanza», ha ripetuto spesso, lui che dal ' 98 non è stato lasciato in pace un solo istante dagli infortuni e in nazionale ha giocato pochissimo: undici partite, alcune a spezzoni, senza tracce memorabili. Ha segnato appena tre gol, l' ultimo addirittura nel ' 99, ItaliaDanimarca, 8 settembre ' 99. Ma quello che conta è il Mondiale, si giochi in Asia o altrove: «I giapponesi sono simpatici e gentili», ma per gli azzurri, finora, il Giappone è stato soprattutto stadi e partite a pingpong e a biliardo o film in dvd, al massimo il giardino e il laghetto artificiale del Royal Park Hotel. Tutto il resto è filosofia: «Montella è rimasto offeso dalla parole di Totti? Non lo sapevo e comunque sono affari suoi. Il ct dell' Ecuador parla di sesso libero? Noi no, andiamo a dormire alle 10 di sera. Lo scudetto? E' passato un mese, il colpo noi interisti l' abbiamo assorbito. Il pallone? Non lo usiamo solo noi: se fa schifo, fa schifo per tutti». Insomma, non gliene importa niente: il centravanti dell' Italia, da dopodomani, pensa solo a segnare.

DAL NOSTRO INVIATO ENRICO CURRO