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1999-09-06新闻报

“他和波波,天作之合” 因扎吉:就连亚历克斯也无法将我们分开

中文译文

“他和波波,天作之合” 因扎吉:就连亚历克斯也无法将我们分开 詹卡洛·劳伦齐 罗马 比赛开始前一小时,那些布满锈迹的大门已被双重上锁,加了三道铁链,还有四名肤色泛红的守卫把守。太阳高悬却不刺眼,天气虽热但尚可忍受,大海则被收进了储藏室。 在这支严谨而奇妙地和谐的队伍中,依次有:一位工程师,他的儿子脚踝被直角尺和直尺组成的夹具绑住;一位没有丈夫的妻子;一位带着情人的丈夫;一位双手沾满面团的面包师;一位获准外出活动的菲律宾女佣;一位正在寻找经纪人的街头小贩;以及一位裹着支持费里利横幅的托蒂死忠球迷。 此外还有:把吸盘当遮阳伞用的水管工,每根手指都戴着两枚戒指、身穿可疑红色衬衫的屠夫,搭载着农民(而非反之)的柴油动力联合收割机,一个阿松加奥的替身(这并不难),一群从大禧年建筑工地溜出来的“埃尔·菲奥塔”人, 还有伊亚皮基诺追着梅伊,想说服她退役并生个孩子,一次就搞定。这就是意大利国家足球队,再加上免费入场。这份馈赠将无用之事化作一场盛宴,口袋里还赚了点钱,却忘了眼前上演的不过是理论上的足球——一群孩子对抗“波将金号”战列舰。 十分钟后,行人潮开始涌入:两万五千人挤满了奥林匹克体育场的台伯河畔区域以及两个看台的扇形区域——当看台人潮开始危险地溢出时,意大利足协便开放了这些区域。 总计数来:两面半国家队旗帜(即白、红、绿三色的意大利国旗),两面罗马队的横幅(其中一面由迪·弗朗西斯科的亲属高举),一百名——起初只有这一百名,后来却汇成了一群——拉齐奥的铁杆球迷,他们开始对维埃里——那个叛徒、那个雇佣兵——大肆辱骂。 恶毒的辱骂不绝于耳,声势浩大;嘘声更是震耳欲聋。一群从喀麦隆逃来的游客也从大门经过,他们不明白为什么国家队在场上获胜,场内的人却在争吵和嚎叫。“是意大利队在比赛,”有人告诉他们。他们反问:“意大利?那罗纳尔多和萨拉斯也在吗?” 区别仅在于几个字母:他们喜欢的,是意大利足球的“跨国公司”,而这只是国家队。维埃里、因扎吉、内斯塔、阿尔贝蒂尼、布冯。十米之外,再往前一千人,有一小群中国人。中国人?“我们沿着台伯河散步,看到很多人,你们知道好奇心就是这样。大家都进来了,我们凑在一起,这里真不错。 中场休息时会提供米饭吗?”当一位父亲从保温瓶里取出奶瓶给婴儿喂奶,而他身旁的妻子正目不转睛地看着因扎吉攻入个人第四粒进球时,来自恰姆皮诺的裁判决定,是时候吹响上半场结束的哨声了。维埃里下场,托蒂上场,拉齐奥球迷的嘘声依然不绝于耳。 卡纳瓦罗——洛迪贾尼队的年轻球迷们向他索要合影留念,说是给将来的小孙子们看的——对此并不感到惊讶:“我习惯了被嘘,因为我是那不勒斯人,经常被人这样对待。”内格罗为这位前队友辩护道:“要骂克里斯蒂安,他们大可以再等七天,等到晚上罗马对阵国米的比赛。 国家队可是属于所有人的。”托蒂用当地俚语回应道:“能怎么办呢,他们就是拉齐奥球迷。”直到当事人——也就是维埃里——开口:“我没注意到那些辱骂,根本没听见。走进球场时,我更多是在想丢掉的意甲冠军,而不是那些嘘声。 “没人能反对我:只要穿上球衣,我就会付出超越极限的努力。”焦点转向球场,那场从下午五点开始、七点达到高潮的猛烈攻势随之而来。维埃里一如既往,将皮图里奇奥拒之门外。 “没人能拆散我们,即使德尔·皮耶罗回来也不行。我和因扎吉是绝配,我们彼此欣赏,既能进球也能助攻。我们的默契绝佳,进球如潮水般涌来。”因扎吉谈及曾在尤文图斯与德尔·皮耶罗并肩作战的往事:“等亚历克斯回来,我们再考虑。 周三由我和克里斯蒂安首发,我向你们保证,想从我们手中夺走位置绝非易事。无论现在还是将来。”当观众们陆续离场时——比赛进行约一小时,十粒进球后,三明治、丈夫、奶瓶和中国人都已离去,只剩下妻子们和对维埃里的“去死吧”声,它们是唯一没有离开球场的,无可替代。 一个夏日的午后,在足球影院里度过,看了一场根本没发生的比赛。不过是免费的。这已非易事:在当下这种形势下,连虚拟的足球都可能被算进账里。这位国米球迷表示:我想的是丢掉的意甲冠军,而不是场上的抗议。

Italiano 原文

«lo e Bobo, coppia perfetta» «lo e Bobo, coppia perfetta» Inzaghi: nemmeno Alex potrà separarci Giancarlo Laurenzi ROMA Un'ora prima della partita i cancelli guarniti di ruggine sono chiusi con due mandate e tre catene e quattro custodi salmonati. Il sole è alto ma non picchia, fa caldo ma si sopporta, il mare è nel ripostiglio. In ula rigorosa e stranamente intonata ci sono nell'ordine: ingegnere con figlio legato a una caviglia da un incastro squadra-righello, moglie senza marito, marito con amante, panettiere con le mani in pasta, filippina in libera uscita, vu cumprà m cerca di procuratore, ultra di Totti avvolto in uno striscione pro-Ferilli. E poi: idraulico con ventosa a mo' di parasole, macellaio con due anelli per dito e camicia rosso sospetto, mototrebbiatrici a gasolio con contadino incorporato (e non viceversa), un sosia di Assungao (non ci vuole molto), una mandria d'Er Fiotta, fuoriusciti dai cantieri del Giubileo, Iapichino che insegue la May per convincerla a ritirarsi e fare un figlio, una buona volta. La Nazionale di calcio è questo, l'ingresso gratuito di più. L omaggio trasforma l'inutile in una festa, c'è il guadagno in tasca, dimenti- cando che sotto gli occhi c'è calcio teorico, una tribù di bimbi contro la corazzata Potiomkin. Dieci minuti più tardi l'invasione dei pedoni comincia: venticinquemila anime a riempire la Tevere dell'Olimpico e lo spicchio di due curve, aperte dalla Federazione quando la tribuna cominciava pericolosamente a tracimare. In tutto si contano: due bandiere e mezza della Nazionale (nel senso di tricolori con bianco, rosso e verde), un paio di drappi della Roma (uno è sorretto dai parenti di Di Francesco), cento - inizialmente, poi diventeranno un gregge - irriducibili della Lazio che cominciano a vomitare contro Vieri, il traditore, il mercenario. Insulti pe¬ santi, molti e lunghi, fischi un'enormità. Dai cancelli passa anche un gruppo di turisti in fuga dal Camerun, non capisce perché la Nazionale in campo vince ma la gente si accapiglia e ulula.'Gioca l'Italia, li si informa. E loro: «Italia? Allora ci sono anche Ronaldo e Salas». La differenza è in poche lettere: quella che piace a loro è la multinazio- ne del calcio italiano, questa è solo la Nazionale. Vieri, Inzaghi, Nesta, Albertini, Buffon. Dieci metri e mille persone più in là, un manipolo di cinesi. Cinesi? «Passeggiavamo lungo il Tevere, abbiamo visto tanta gente, sapete com'è la curiosità. Entravamo tutti, ci siamo uniti, bello qui. Nell'intervallo offrono il riso?». Quando un padre tira fuori dal thermos un biberon per allattare il pargolo mentre la signora di competenza guarda Inzaghi firmare il quarto gol personale, l'arbitro di Ciampino decide che è arrivato il momento di fischiare la fine del primo tempo. Esce Vieri, entra Totti, restano i fischi made in Lazio. Cannavaro - al quale i giovani della Lodigiani chiedono una foto ricordo per i futuri nipotini - non si meraviglia: «Sono abituato ai fischi, a me lo fanno spesso perché sono napoletano». Negro se la prende in difesa dell'ex compagno: «Per maledire Christian potevano anche aspettare sette giorni, Roma-Inter, di sera. La Nazionale è una roba di tutti». Il contomo è lo slang di Totti: «Che ce voi fà, sso' laziali». Fino a quando non parla lui, il diretto interessato, Vieri insomma. «Degli insulti non me ne sono accorto, non li sentivo. Quando sono entrato nello stadio ho pensato più allo scudetto perso che ai fischi. Nessuno può darmi contro: quando indosso una maglia dò più del massimo». U mirino si sposta dentro il campo e arriva la legnata nata alle cinque della sera e cresciuta alle sette. Da Vieri, sempre, la porta sbattuta in faccia a Pinturicchio. «Nessuno può dividerci, neppure quando tornerà Del Piero. Con Inzaghi siamo una coppia perfetta, ci vogliamo bene, segniamo e facciamo segnare. La nostra intesa è meravigliosa, i gol arrivano a grappoli». Inzaghi, che di Del Piero e compagno nella Juve: «Quando Alex tornerà ci penseremo. Mercoledì giochiamo io e Christian, e vi garantisco che sarà dura toglierci il posto. Adesso e in futuro». Mentre la gente sfolla, più o meno dopo un'ora di partita e dieci gol, finiti i panini, i mariti, i biberon e i cinesi restano le mogli e i vaffa a Vieri, gli unici a non uscire dal campo, insostituibili. E un pomeriggio d'estate passato al cinema del calcio per vedere una partita che non c'è stata. Però gratis. Non è poco: coi tempi che corrono, c'era il rischio di cnptare anche il pallone virtuale. L'interista: ho pensato allo scudetto perso, non alle contestazioni